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Alberta Tiburzi. Un’epoca sfavillante. La moda italiana negli anni 80

Data:

08/06/2021


Alberta Tiburzi. Un’epoca sfavillante. La moda italiana negli anni 80

Nell’ambito della XII Biennale internazionale “Moda e stile nella fotografia - 2021”

Curatore - Olga Strada

Nell’ambito della XII Biennale internazionale “Moda e stile nella fotografia - 2021” il Multimedia Art Museum, Mosca, presenta la prima mostra personale di Alberta Tiburzi, modella iconica italiana e fotografa di moda. Negli Sessanta Tiburzi era una presenza fissa sulle copertine di Vogue e Harper’s Bazaar e le sue fotografie di moda hanno ottenuto il riconoscimento dei classici della fotografia mondiale.

Alberta Tiburzi nasce a Roma, scoperta per caso da un talent scout mentre cammina tra le vie della città eterna, giovanissima, diventa modella. Dopo una sfolgorante carriera per i più grandi nomi della fotografia di moda e non solo, da Avedon a Newton, a Barbieri, a Penn, a Leier, fino a Wakabayashi, Alberta si appropria della macchina fotografica, una reflex Minolta donatale da Hiro Wakabayashi. Lo fa per caso, per gioco, per sfida, convinta inizialmente di avere tre grandi handicap: essere bella, essere donna, essere nata a Roma. Le prime immagini scattate senza troppa convinzione e con nonchalance incontrano però l’approvazione dei grandi maestri, in primis Wakabayashi, che la incoraggiano a proseguire scorgendo nei suoi tagli prospettici una verve grintosa, un uso audace della luce. Questa padronanza le varrà la definizione di “Signora della luce”. Proprio quella luce che Fellini aveva teorizzato come l’elemento principe di tutte le arti figurative.

Alberta Tiburzi è stata figlia di un tempo protagonista del tempo. Chiamata a New York dalla mitica direttrice di Vogue Diane Vreeland, nella capitale culturale dell’epoca vivrà un periodo abbastanza lungo per entrare nel suo tessuto dinamico. Frequenta la Factory di Andy Warhol, così come i fotografi più in voga di allora, attraverso i quali apprenderà, grazie al suo senso di osservazione, non tanto la tecnica fotografica in sé, quanto lo spirito della fotografia.

La Tiburzi approda ai set di moda, dopo un percorso - anch’esso casuale ma molto rappresentativo per la fine degli anni Settanta inizio Ottanta in un’Italia che usciva dagli “anni di piombo” - in qualità di fotoreporter per il settimanale l’Espresso, per il quale realizza servizi fotografici random degli attori che soggiornano a Roma, cogliendone l’”attimo fuggente”. Ben presto Alberta diventa tra le più richieste fotografe delle riviste patinate per i servizi di moda nell’era dell’oro del fashion system italiano, quando i nomi dei couturier italiani conquistano il mondo. La caratteristica dei suoi set fotografici sarà quella di creare un’alchimia perfetta tra abito, modella, luogo. Quest’ultimo aspetto lo si coglie soprattutto nei servizi realizzati in una città stratificata di storia e monumenti come Roma. Qui gli elementi sono miscelati con esoterica sapienza e al tempo stesso sono pieni di vitale slancio, di gioco tra la modella e il luogo che la accoglie. Né la voluttuosità del barocco, né il rigore dell’architettura razionalista predominano su quello che è il protagonista dello scatto, l’abito. Nei set fotografici allestiti da Alberta Tiburzi si coglie un approccio per certi versi cinematografico, grazie all’uso di specchi e superfici riflettenti, così come di procedimenti mutuati alle avanguardie artistiche, grazie agli elementi astratti che irrompono nello spazio dell’immagine. Le forme aliene inserite nell’inquadratura non possono non essere una chiara eco delle ricerche formali che innervavano il palcoscenico mondiale dell’arte di quegli anni: la Pop Art, lo Spazialismo, l’Arte Cinetica, l’Astrattismo materico. Padrona del processo creativo dall’inizio alla fine, Alberta Tiburzi, sceglie le modelle e il più delle volte è una vera e propria talent scout. Tra i volti iconici, da lei lanciati nell’empireo della moda, Simonetta Gianfelici, dalle cromie e fattezze botticelliane, e la canadese Dayle Haddon, il cui volto di porcellana incorniciato da riccioli ribelli ha campeggiato sulle più prestigiose copertine dell’epoca.

Il corpo femminile catturato dall’obiettivo di Alberta Tiburzi è un corpo libero e moderno, un corpo in movimento, che fluttua in unione con gli elementi naturali che lo accolgono, che si tratti di acqua, sabbia, rocce, erba. Indubbiamente un corpo sensuale, ma privo di feticismo maschile, di un eros fatto di dominio e lotta, piuttosto un corpo che trasmette, nella sua pura bellezza, un sentimento di estatica contemplazione e fusione con il mondo. Un eterno, moderno femminino che ha anticipato la liberazione della donna da stereotipi attaccati ad essa come stracci ormai desueti.

Prende parte, nel ruolo di sé stessa, al film “The Fall” del regista inglese Peter Whitehead; leggenda vuole che sia stata lei a ispirare la figura della fotografa, interpretata da Faye Dunaway, nel thriller del 1977 “Gli occhi di Laura Mars” di Irvin Kershner. Gli scatti di Alberta Tiburzi sono stati pubblicati in innumerevoli riviste e libri, quali Life Photographers, Progresso fotografico, Fotopratica, Il mestiere di fotografo, Fotografia e seduzione nei luoghi del disincanto e molti altri. 

 

Informazioni

Data: Da Mar 8 Giu 2021 a Mer 28 Lug 2021

Ingresso : A pagamento


Luogo:

Sala espositiva centrale "Manezh" (piazza Manezhna

2021